Glossario

Glossario 2018-03-13T12:29:48+00:00
Il polietilene, che utilizziamo per i nostri film, è un polimero straordinariamente versatile ed è forse il materiale plastico più utilizzato nel mondo: ogni anno vengono prodotti – a livello globale –  oltre 80 milioni di tonnellate di polietilene (PE).

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Il polietilene ad alta densità (abbreviato con HDPE dall’inglese high density polyethylene) è un polimero termoplastico ricavato dal petrolio. A differenza del polietilene a bassa densità (LDPE), le catene molecolari dell’HDPE presentano scarse ramificazioni: il risultato è una maggiore resistenza alla trazione e maggiore forza intermolecolare rispetto alle varietà di polietilene meno dense, che si traducono in una maggiore forza specifica del materiale.

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Il polietilene a bassa densità (spesso abbreviato come LDPE, dall’inglese low density polyethylene) è un polimero termoplastico derivato dal petrolio. Si tratta della prima tipologia di polietilene ad essere sintetizzata dalle Imperial Chemical Indusries di Londra nel 1933 grazie ad un processo ad alta pressione con polimerizzazione radicata.

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L’estrusione è un processo di produzione industriale di deformazione plastica che consente di produrre pezzi a sezione costante. Consiste essenzialmente nel forzare per compressione il materiale, allo stato pastoso, a passare attraverso una sagoma (“matrice” o “filiera”) che riproduce la forma esterna del pezzo che si vuole ottenere.Se la sezione di questo è cava, sarà presente un’anima che riprodurrà il profilo della cavità interna. All’uscita dalla matrice il materiale viene raffreddato. Nel caso delle materie plastiche il materiale viene introdotto sotto forma di granuli (“pellet”) o in polvere; il calore prodotto dall’attrito con le pareti dell’estrusore e da resistenze elettriche ne causa la “fusione” (nel caso di polimeri cristallini) o il “rammollimento” (nel caso di polimeri amorfi o semicristallini).

L’unità di misura che si utilizza nei film è il micron, che è pari alla millesima parte del millimetro. Questo significa che 1000 micron sono pari ad 1 millimetro, oppure che 0,001 millimetri sono pari ad 1 micron. Nei nostri film gli spessori partono in genere da 7 micron per il settore delle Guaine bituminose, da 25 micron per il settore del packaging alimentare, da 6 micron per il settore dell’accoppiamento. Alle carte alimentare e possono salire fino a 300-500 micron per i coestrusi multistrato.

La densità è il rapporto peso/volume ed esprime “il peso specifico” di un certo materiale. Nell’esperienza quotidiana sappiamo che il ferro è più pesante del legno che è più pesante del sughero.
Nei film vale lo stesso principio, ci sono materiali che sono “di natura” più pesanti di
altri. E’ però molto più difficile rendersene conto perché le differenze nelle densità sono molto ridotte e perché il materiale che ci viene in mano è normalmente un foglio che ha peso molto limitato, ed è quindi difficile apprezzare le differenze.
La densità si misura in grammi a centimetro cubico.
Nei film le densità si aggirano su valori vicini ad 1, sono pertanto simili a quelle dell’acqua.
La seguente è una breve lista delle densità tipiche di alcuni film:

  • Cellofan 1,45 g/cm 3
  • Polietilene (Bassa ed alta densità) 0,90 g/cm 3
  • Polipropilene Biorientato 0,91 g/cm 3
  • Poliestere 1,40 g/cm 3
  • Poliammide (nylon) 1,15 g/cm 3
  • PVC 1,35 g/cm 3

Il titolo é il peso di una unità di superficie di un determinato film e si misura in grammi al metro quadrato. Se il titolo di un film è di 23 grammi/metro quadrato questo significa che un metro quadrato di quel film pesa 23 grammi.
Per i monofilm si arriva facilmente a calcolare il titolo moltiplicando lo spessore del film per la densità del materiale.
Ad esempio per un polipropilene biorientato di spessore 20 micron, che ha densità 0,91, il titolo è di 18,2 grammi a metro quadrato (20 my x 0,91 g/cm 3 = 18,2 g/m 2).
Ci sono poi apposite bilance chiamate titolatrici che misurano il titolo di un film. In questo caso bisogna ricavare una superficie di film predeterminata (in genere un quadrato di 10×10 centimetri) e posizionarlo su un braccio della bilancia. L’uso delle titolatrici è pressoché necessario laddove si sia in presenza di film costituiti da più materiali (accoppiati o coestrusi). FILM o foglia.

La resa é il numero di metri quadrati di film che si ottengono da un chilogrammo di prodotto. Si calcola dividendo 1000 per il titolo. Nell’esempio sopra indicato il polipropilene biorientato da 20 micron, che ha titolo 18,2 g/m 2 , ha una resa di 54,94 metri quadrati per chilogrammo di film (1000 g : 18,2 g/m 2 = 54,94 m 2 /kg).
Il film o monofilm è un film costituito da un unico film o foglia.

I film accoppiati sono film, che vengono prodotti, incollando tra di loro con colle speciali 2 o più film diversi.
In genere si parla di accoppiati se i film sono due, triplex in caso di tre film diversi. I film a 4 strati sono estremamente rari.
Il vantaggio degli accoppiati è di poter incollare film molto diversi tra di loro (cosa che per motivi tecnologici non si potrebbe fare con la coestrusione)
ottenendo perciò un nuovo film con caratteristiche globali migliorate, date dalla somma delle caratteristiche di ciascun componente.

Si chiama fascia la larghezza della bobina.

La metallizzazione è processo mediante in quale si procede a stendere su un lato del film un lato metallico, solitamente alluminio. In questo caso le bobine sono introdotte in una camera su cui viene fatto il vuoto, la bobina viene svolta e riavvolta, e un getto di metallo vaporizzato viene spruzzato su un lato del film in corsa. Lo strato di alluminio che si deposita sul film ha un’ ottima barriera sia all’umidità, che all’ossigeno, che alla luce.
Inoltre con la metallizzazione si ottiene l’aspetto metallico che può essere richiesto per una migliore presentazione del prodotto.
Lo spessore dello strato di metallo è molto ridotto, solitamente è notevolmente inferiore al micron, e non è misurabile dal micrometro. Per questo motivo per misurare la metallizzazione vengono impiegati altri sistemi di misura, la conducibilità elettrica della superficie oppure la densità ottica.
Quasi tutti i film si possono metallizzare. Questo processo non fa variare la densità del film, ma rende il lato metallico non idoneo al contatto diretto con gli alimenti.

Il tubolare è un film costituito da due film o monofilm uniti ai lati estremi.
Il film monopiega è un film costituito da due film o monofilm uniti ad un lato estremo.
L’accoppiamento consiste nel incollare tra di loro due o più film diversi. Se correttamente eseguita questa lavorazione non presenta particolari difficoltà. Il migliore servizio si ha laddove i film usati per la specifica applicazione non siano deigenerici film ma siano effettivamente studiati per la confezione.
La microforatura consiste nel fare passare il film su un campo di aghi.
Il film viene fuso in corrispondenza dell’ago e dal foro si crea un piccolo cratere.

La norma ISO 9001 definisce i requisiti di un sistema di gestione per la qualità per un’organizzazione, i requisiti espressi sono di carattere generale e possono essere implementati da ogni tipologia di organizzazione. L’ultima revisione è quella del 2015 (ISO 9001:2015).

È una normativa che si rivolge a chi vuole sottoporre a controllo qualità il proprio processo produttivo in modo ciclico, partendo dalla definizione dei requisiti (espressi e non) dei clienti, arrivando fino al monitoraggio di tutto il percorso/processo produttivo.

Il cliente e la sua soddisfazione sono al centro della ISO 9001; ogni attività, applicazione e monitoraggio delle attività/processi sono infatti volte a determinare il massimo soddisfacimento dell’utilizzatore finale.

Il trattamento corona incrementa la tensione superficiale dei materiali plastici per prepararli alle successive lavorazioni (di stampa, accoppiamento, spalmatura adesivo, ecc). Il trattamento consiste nel procurare una scarica elettrica di una determinata potenza e per un determinato periodo di tempo sul materiale in modo da causare una sorta di “ossidazione” della superficie e renderla ricettiva.

Il trattamento corona è un metodo sicuro, efficace, economicamente vantaggioso rispetto ad altri, totalmente invisibile ad occhio nudo e rispettoso delle proprietà tecniche del film (non altera l’aspetto visivo né l’elasticità, la resistenza alla trazione, lo spessore o altri parametri dei supporti trattati). Ed è applicabile – con intensità ed efficacia diverse a seconda del materiale – su molti diversi supporti, plastici o non plastici (es. carta, metallizzati, ecc.), conduttori o non conduttori, anche se viene utilizzato per lo più per migliorare la capacità di adesione del Polietilene e del Polipropilene ovvero i due film plastici con l’energia superficiale più bassa.

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